El Otro El Mismo – Ernesto Morales e Federico Comelli Ferrari

Ernesto Morales / Federico Comelli Ferrari

“El Otro, El Mismo”

a cura di Chiara Canali

Opening 27 settembre 2012, ore 18.30
27 settembre – 28 ottobre 2012

Una nuova galleria in zona Stazione Centrale – P.ta Garibaldi dedicata alla promozione del dialogo culturale tra l’Italia e l’America Latina.

Apre a Milano Galleria Hernandez, una nuova galleria in zona Stazione Centrale – P.ta Garibaldi ristrutturata e ricollocata nei vecchi spazi della Tipografia Linati.

La galleria è guidata dalla direttrice Consuelo Hernandez che ha maturato una lunga esperienza artistica collaborando con varie gallerie in zona Brera e avendo ricoperto l’incarico di Assistente alla Cultura del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Milano.

Obiettivo di questo ambizioso progetto è sostenere e approfondire il dialogo culturale fra l’Italia e l’America Latina, organizzando scambi fra artisti, gallerie ed istituzioni all’interno di uno spazio specializzato nella promozione di artisti sudamericani, accompagnando il pubblico alla comprensione e alla conoscenza della cultura latino-americana e all’apprezzamento dei giovani talenti italiani che non trovano collocazione nel panorama artistico milanese.

In quest’ottica, la mostra d’apertura corrisponde a queste finalità affiancando in una bi-personale le ricerche del pittore argentino Ernesto Morales (Montevideo – Uruguay, 1974) e del fotografo italiano Federico Comelli Ferrari (Brescia, 1980).

Il titolo della mostra, “El Otro, El Mismo”, omaggio alla letteratura argentina di Jorge Luis Borges, interpreta immediatamente il dialogo tra cultura latino-americana e italiana nelle poetiche dei due artisti, che sono l’una diversa dall’altra, perché si fondano su presupposti artistici, stilistici e culturali differenti, ma al tempo stesso medesime per quanto concerne i temi indagati della luce, del mistero, della metamorfosi e del surreale.

“L’Altro” quale sinonimo di mistero, di impermanenza, di atmosfere misteriose e lontane, evanescenti e irreali che caratterizzano nel medesimo tempo i quadri di Ernesto Morales che le fotografie di Federico Comelli Ferrari.

Cosmopolita ma fermamente legato alle proprie radici latine, Ernesto Morales ha realizzato numerose esposizioni internazionali ottenendo riconoscimenti sia in Sud America che in Europa. Stabilitosi in Italia, ha sviluppato la sua poetica attraverso cicli tematici coerenti che si privilegiano l’uso della pittura come linguaggio totalitario, in un’ossessiva indagine metalinguistica sul significato del gesto espressivo in relazione con la ricezione dello spettatore.
 Tra metafore e simbologie, la ricerca di Ernesto Morales ricorre a pochi elementi essenziali che vanno a creare una situazione sospesa tra mondo reale e dimensione mentale.

In questa serie di opere, la pittura di Ernesto Morales si propone di visualizzare la vaporosità della luce all’interno dello scenario paesaggistico di un bosco. Come afferma il pittore “è sulla trasformazione della luce – come metafora – e del bosco – anche questo come metafora – che s’incentra il mio progetto”.

La dimensione dell’irreale è rafforzata dalla scelta di colori monocromi stesi attraverso graduali sovrapposizioni e velature, che svelano e nascondono il mondo tangibile, instillando il dubbio di una temporalità sospesa che si dipana tra i concetti di materico e spirituale, di etereo e concreto, di micro e macrocosmo.

Il paesaggio, attraversato dal volo di essere volatili, forse gli stessi eppure in movimento progressivo, diventa incarnazione del tema della migrazione, dell’esilio, del viaggio (esteriore ed interiore) come condizione stessa di cambiamento e rivelazione.

I fotogrammi plurimi e incrociati di Federico Comelli Ferrari si costruiscono mediante un lento processo di post-produzione fotografica che permette all’artista di selezionare, scegliere, sezionare e ricucire un frastagliato e composito collage di segni e forme geometriche che restituiscono l’architettura di città e metropoli.

Un’operazione meccanica e minuziosa che il fotografo ha esercitato sia nei confronti di paesaggi urbani italiani (da Torino, da Roma) sia di scenari esotici ed estranei come Istanbul, La Havana, il Cairo, e la Malesia.

Non mancano scatti più complessi e “sperimentali” che rimandano ai luoghi misteriosi della Lombardia, come i paesaggi dell’orrido di Bellano, spazi inquietanti e fantastici, che si dispiegano davanti allo spettatore come fossero una realtà nuova, totalmente immaginaria e fittizia, che nondimeno restituisce il sapore di un luogo, i colori, i rumori e le sensazioni percepite dal vero.

A livello stilistico, le opere di quest’ultimo progetto presentano un viraggio a tonalità ricorrenti di colori e il ricorso a una certa simmetria e specularità quale volontà di riorganizzazione formale del campo visivo.

Nell’eclettismo e nella visionarietà delle immagini di Federico Comelli Ferrari si coglie la volontà di ritornare alle origini dei luoghi e delle loro tradizioni, nel desiderio di aderire a un pluralismo, a una diversità, a una ricomposizione che ridefinisca i criteri di apertura alle molteplici e differenti culture del mondo.

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